Cai Macugnaga - Storie e altri racconti

Ecco perchè lo facciamo....

Con piacere pubblichiamo integralmente questa bella mail che ci è giunta da due escursioniste svizzere. E la vogliamo dedicare a tutti i nostri soci ed amici che tanto fanno per la nostra sezione.

" Buongiorno

La scorsa settimana avevo il piacere di pernottare colla mia amica al Rifugio G. Oberto (lunedi-martedì) e al Bivacco E. Lanti (mercoledì-giovedì). Non volevamo lasciare il pagamento proprio nei bivacchi, comunque vorrei pagare adesso tramite un trasferimento bancario. Mi mancano i dettagli bancari della vostra sezione CAI. Lei
potrebbe mandarmele?
Ci ha piaciuto molto ai due bivacchi, ed i sentieri sono buonissimi - grazie a tutti che lavorano perchè sia così! Al Rifugio Oberto non c'era nessuno, ma c'erano delle bottiglie d'acqua, delle quale abbiamo consumato due. Non c'era una possibilità per cuocere, ma malgrado la cena fredda ci ha piaciuto molto, compresi gli incontri con una volpe e... un stambecco impressionantissimo (infatti era proprio intimidente - a qualche metri!). Al Bivacco Lanti ci godevamo una cena calda e un caffè mattutino grazie al fornello che funzionava perfettamente. Le coltri erano un po umidi, primo di partire le abbiamo stese alle corde all'interno della capannetta.

Aspetto comunque i dettagli bancari.

Saluti da Berna
Marléne Thibault"


Ci associamo a Marlène nel ringraziare nuovamente tutti!!

Tutto è bene quel che finisce bene

Domenica a Macugnaga era il 14 Giugno....un avventura di Aldo Fontana
Data l’età e  un ictus subito un paio d’anni fa , il fatto che ogni giorno ingurgito 11 tra capsule e pastiglie in seguito al suddetto attacco , che già portarsele addosso sarebbe un peso e che, soprattutto, 5 di queste hanno i cosiddetti “effetti indesiderati” sul sistema muscolare e sulle articolazioni e così che sono rimasto impastato sul ritorno, evidentemente già provato com'ero dalla salita dell'Alpe Bill.
Infatti, arrivati alla funivia e dopo aver mangiato qualcosa ( per mia tradizione giganteschi datteri, albicocche secche ed ananas disidratato) mentre gli amici si facevano ricchi panini debordanti di salumi e formaggi e bevendo vino al confronto della mia nobile acqua fresca, sulla via del ritorno la curva dell’affaticamento ad un certo momento è salita in verticale....

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Per non dimenticare...

Pestarena era il paese più importante della Valle Anzasca. Fino a oltre 1000 abitanti. Miniere d'oro e indotto.
Una grande economia forse povera povera e anche stracciona, ma l'unica esistente...
Le alterne fortune dell'oro hanno poi comportato la chiusura delle miniere.
Adesso, a quasi 50 anni dalla chiusura, sta nascendo, a Pestarena in Valle Anzasca, l'Associazione "Figli della Miniera" che vuole riunire i pochissimi minatori ancora in vita, i loro figli e nipoti.
Soprattutto si vuole raccogliere tutto ciò che era attinente l'attività estrattiva a Pestarena ma in particolare ricordare e raccontare la gente di allora.
Primo atto concreto é stato creato un sito Internet www.figlidellaminiera.com che dovrebbe diventare la memoria storica a disposizione di tutti.

Il ghiacciaio generoso rende dei resti umani

Macugnaga, Settembre 2007

A chi appartengono i resti trovati causalmente domenica sul ghiacciaio di Macugnaga da un’escursionista alla ricerca di cristalli? È una sorta di giallo senza omicida quello che si è aperto. Un’operazione che ha sempre interessato il mondo alpinistico per stabilire l’identità delle vittime. In questo caso ci sarebbe un indizio che porta a un nome illustre nel mondo degli scalatori di mezzo secolo fa: Ettore Zapparoli. Si tratta di un fazzoletto bianco, finemente ricamato, rinvenuto accanto a un mucchietto di ossa e a brandelli di vestiti. Nessun altro segno di riconoscimento, nonostante le minuziose ricerche scavando nel ghiaccio, da parte del brigadiere Francesco Galeandro dei carabinieri di Macugnaga insieme ai finanzieri e al capo del soccorso alpino del CAI, Fulvio Pirazzi.
Oltre agli abiti c’era un moschetto di vecchio stampo ovale, utilizzato nel dopoguerra, fino agli anni ’60. Questo elemento è servito a scremare le ipotesi che altrimenti avrebbero investito un arco di tempo più vasto, coinvolgendo una decina di alpinisti precipitati sulla Est del Rosa e mai più ritrovati.
Il quadro per l’identificazione si restringe quindi agli anni ’40-’50 e le vittime soltanto a quattro: Zapparoli, scomparso nell’estate del 1951, Angelo Vanelli e Sergio Ferrario di Legnano, caduti sulla Dufour nel 1957,e Gildo Burgener di Macugnaga, precipitato l’anno seguente. Vanelli e Bugener erano guide alpine, ma i frammenti di maglione rinvenuti ora sono verdi, quindi escludono una loro attribuzione.
Resta quel vezzoso fazzoletti ricamato che potrebbe deporre a favore di Ettore Zapparoli, muscista e scrittore, idealista e romantico, definito da Comici, che l’aveva visto in Dolomiti , "Il vero scalatore solitario". In un ventennio ha tracciato importanti vie sulla Est del Rosa facendo rivivere le sue avventurose imprese in due romanzi autobiografici ("Blu Nord" e "Il silenzio ha le mani aperte") che però ebbero una certa fortuna solo dopo la sua morte.
Il 18 agosto 1951 al pastore dell’alpe Fillar che gli chiedeva dove fosse diretto risposte: "Vado a morire sul mio Rosa". Una tragedia annunciata?
Il custode del rifugio Zamboni-Zappa, Zavero Lagger, vecchio lupo di montagna, seguì casualmente con il binocolo un punto nero nel cuore della parete del Rosa, fin sotto la Punta Zumstein. Poi rimase solo lo scivolo nudo del ghiaccio, fra un dedalo di seracchi.
Le guide di Macugnaga l’hanno cercato per più giorni. Fra loro il parroco don Sisto Bighiani, guida anche lui e suo grande amico.
Dino Buzzati gli dedicò un commovente elzeviro sul Corriere della Sera, che è un testo da antologia della letteratura alpina. Per ricordarlo è stato attribuito il suo nome alla cresta centrale della parete est mentre sopra il pianoro della Pedriola gli è stata eretta una cappelletta. Sin quando ha potuto, vi andava anche la madre, Anita Nuvolari, che ha voluto essere sepolta nel cimitero di Macugnaga. Non c’erano altri congiunti stretti. Ma ora la possibile individuazione di eventuali parenti a Mantova (città natale di Zapparoli) potrebbe permettere un confronto del Dna con i resti biologici venuti alla luce e accertarne scientificamente l’attribuzione.
Il ghiacciaio di Macugnaga si apre raramente alla generosità. L’ultimo caso clamoroso fu quello della guida di Valtournenche Casimiro Bich, precipitato nel 1925 dal Colle Gnifetti, a 4400 metri di quota. I suoi resti sono affiorati a distanza di quarantasei anni, a 2000 metri, dopo aver percorso cinque chilometri ibernato nel ghiaccio. Li ha rinvenuti un’altra guida, Luciano Bettineschi di Macugnaga, insieme al distintivo di guida che ne permise l’attribuzione inequivocabile.
Di Zapparoli, in oltre mezzo secolo, il ghiacciaio non ha reso più nulla. Ora ci sono un mucchietto di ossa e di abiti sfilacciati, un moschettone e un fazzoletto che attendono un’identificazione. Ma forse lui avrebbe preferito che il Rosa conservasse il segreto integrale.
Teresio Valsesia

SOS Alagna

Facciamo riferimento all'articolo apparso su Lo Scarpone di Marzo 2008 in cui veniva lanciato un S.O.S. dalla Valsesia per fornirVi qualche ulteriore notizia circa il dissennato attacco alla natura e al paesaggio in atto qui in Alta Valsesia, un territorio di rara singolarità e bellezza, che porterà, se non ostacolato, alla liquidazione di un patrimonio paesaggistico e culturale. Per questo riportiamo una nota di Alessandro Sbragia che è impegnato in prima persona su questo problema:

Nell’ottica di un malinteso concetto di sviluppo legato ad una cultura sorpassata si sta mettendo in moto un’attività edilizia legata ad un immediato risultato economico che non tiene conto degli aspetti ambientali. L’Alta Valsesia, in cui Alagna e Riva Valdobbia sono collocate, è una zona ai piedi del Monte Rosa ai limiti del Parco Regionale Naturale Alta Valsesia, il Parco più Alto d’Europa. Alagna è paese walser di 450 abitanti che ha conservato l’atmosfera e le caratteristiche di un paese di montagna “d’altri tempi” ed è costituito da numerose frazioni. Di queste, quattro collegate fra loro da edifici di recente costruzione (anni ’50, ’60), costituiscono il centro del paese, dove sono collocati tutti i servizi e le attività commerciali. Le altre, sparse qua e là lungo le pendici della montagna costituite per lo più da 8/9 case walser in legno risalenti in maggioranza al XVII secolo con il forno per il pane e la chiesetta, inserite armoniosamente in un contesto naturale di luoghi pressoché integro, rappresentano un esempio di architettura alpina di alto valore estetico. In un ambiente di così alto valore naturalistico ed architettonico c’è chi ha pensato e progettato un vero e proprio “maxi complesso edilizio” (v. disegno allegato) di proporzioni mostruose (se rapportate alla realtà circostante) e di pessimo gusto da realizzarsi in Alagna, allarmante minaccia a questo tranquillo tipico borgo di montagna, stravolgendone il profilo costituito in larga parte da antiche case walser di legno. Il Comitato "Noi walser, per un turismo sostenibile e responsabile" è nato di recente da soli tre mesi per combattere contro il maximostro di Alagna Valsesia (24.000 metri cubi 300 mini alloggi case vacanza) e contro altre iniziative (la realizzazione di un autodromo su ghiaccio nel contiguo Comune di Riva Valdobbia, altri maxi complessi edilizi per un totale di 40.000 metri cubi di prossima edificazione).
Sarebbe bello e di grande aiuto se fra tutti gli amanti della montagna e della natura si stringesse una catena di solidarietà che aiutasse il nostro paese a conservare "la sua anima", che ci incoraggiasse nella nostra battaglia per non distruggere la nostra valle

Per informazioni e chiarimenti:
Alessandro Sbragia
Fraz. Piane
13021 Alagna Valsesia (Vc)
e-mail:

 

I giovani e la Montagna

Durante l'Assemblea del 6 Gennaio 2008 il Sig. Aureli ha indicato un buon argomento : i giovani e la montagna.

La montagna è fatica e (ahimè) oggi noi padri per primi facciamo di tutto per facilitare la vita dei nostri figlioli. Così, da un lato vorremmo che ci seguissero, dall'altro nella vita di tutti i giorni dimostriamo loro che c'è sempre un modo per evitare disagi (portarli in auto a scuola è solo il più comune degli esempi). 
A me piace salire per montagne, la soddisfazione di raggiungere la meta è sempre di molto superiore agli sforzi dedicati per raggiungerla. La montagna ti dà molto di più di quanto tu le dia. Il piacere è tale che mi sembra doveroso coinvolgere altre persone, soprattutto i miei figli. Cerco di farlo, ma devo ammettere che l'inerzia da vincere è sempre molto forte : bisogna insistere tanto. Se riesci però a coinvolgerli e a portarli con te poi l'entusiasmo viene anche a loro e allora la soddisfazione è veramente completa. 
Quando saranno più grandi capiranno meglio e potranno scegliere cosa fare o non fare. Ora io sento un po' di obbligo morale a cercare di portarmeli dietro (ho 3 figli di varie età e quindo devo calibrare le gite a seconda delle loro capacità) e vedo che ogni volta devo insistere come ho insistito per la prima, ma poi mi ringraziano. Un metodo che mi sembra buono per convincerli con minor fatica è quello di fargli portare un amichetto col quale "giocare" durante le (per loro a volte noiose e senza senso) ascensioni.
Allego una foto del Luglio 2006 scattata in cima al Faderhorn a mio figlio Gabriele (allora 13enne) e a mio nipote Davide (allora 14enne). Che fossero soddisfatti risulta evidente. 
Flavio Violatto

La vecchia Sella

Domenica 6 luglio, in transito da un giro molto più alto, io ed altri 4 siamo arrivati al rifugio Eugenio Sella, m 3029. Che delusione vederlo ridotto in quello stato !
Completamente chiuso ed abbandonato, un rifugio che un tempo era carino adesso è in malora, fatiscente.
Per me è un vero peccato, ho molti ricordi di quando ci ho dormito diverse volte e c’era il custode, ci saliva gente,
le Guide ed il club dei 4000 ci passavano per i corsi di alpinismo: c’era, in una parola, vita.
Quel posto ha fatto la storia di quella parte del Rosa, non per niente si chiama “la vecchia Sella”, era il posto più bello della Traversata dei camosci (perché significava che era finita…!).
Ora ci sono solo 4 mura di cemento, una targa illeggibile, porte e finestre blindate (però hanno lasciato quello schiaccialattine che avrà vent’anni, almeno portalo via, magari serve a qualcuno giù in paese).
Han tolto persino i canaponi sulla balaustra, e dire che da lì si vede uno dei più bei panorami sulla Est e sulla valle, soprattutto la sera si aspettava il tramonto ed il buio per vedere le luci di Macugnaga.
Non resta che sperare nella sua rinascita, ma temo che sarà impossibile. Almeno saliteci qualche volta per salutarlo, come si va a salutare un vecchio amico che, ormai, sta per morire.

Walter Guglielmetti

Tumulati i resti di Ettore Zapparoli nel cimitero di Chiesa Vecchia

Macugnaga, Giugno 2008
I resti di Ettore Zapparoli sono stati tumulati sabato 14 giugno nel cimitero di Chiesa Vecchia, alle 16.30, con l’intervento dei parenti dell’alpinista e del Coro Monte Rosa che ha accompagnato la cerimonia.
Erano presenti anche i rappresentanti del CAI di Mantova (città alla quale l’alpinista era molto legato), fra cui il prof. Ledo Stefanini che ha tenuto la commemorazione ufficiale unitamente a Irene Affertranger che ha parlato a nome del Gruppo Italiano Scrittori di montagna. La cerimonia, organizzata dal CAI Macugnaga e dal Comune, ha registrato una numerosa presenza di alpinisti ed è stata introdotta dal saluto del sindaco Giovanna Boldini.
Ettore Zapparoli, alpinista, scrittore e musicista, era scomparso sul Rosa nell’agosto del 1951 durante un’ascensione solitaria e nonostante le ricerche, subito intraprese, non fu mai ritrovato. Qualche anno fa alcuni resti ossei furono rinvenuti sl ghiacciaio da Walter Berardi, ma non fu possibile accertarne l’attribuzione. Lo scorso settembre, in prossimità del Belvedere, sono venuti alla luce un femore, alcune costole, un dito e dei brandelli di abiti. Si era subito ipotizzato che fossero appartenuti a Zapparoli. Un nuovo reperto (la calotta cranica) è stato ritrovato il 1. novembre durante un’escursione del CAI Macugnaga e del Soccorso alpino, effettuata per commemorare i caduti del Monte Rosa.
Il successivo esame del dna, deciso dai parenti ed effettuato dal laboratorio Genetics di Bologna, ha confermato che si trattava dei resti a Zapparoli. Il luogo del ritrovamento è distante circa tre chilometri dalla zona della scomparsa: questo dunque il percorso effettuato dal suo corpo in 56 anni, trasportato dal ghiacciaio. La tumulazione è stata effettuata nel cimitero di Chiesa Vecchia, sotto il portichetto dove una lapide ricorda i soci defunti del Gruppo italiano scrittori di montagna, del quale Zapparoli era membro.
 
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